Ecco chi è Tobias Rathjen: il killer della strage di Hanau

Ecco chi è Tobias Rathjen: il killer della strage di Hanau

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Da Insideover.com

L’attentatore di Hanau ha lasciato una lettera e una video-confessione con le quali rivendica i due attacchi della scorsa notte agli “shisha bar” sostenendo, tra le altre cose, “la necessità di annientare certi popoli la cui espulsione dalla Germania non è più possibile”, come riferito dalla Bild che ha citato fonti della sicurezza.

L’attentatore è stato identificato come Tobias Rathjen, cittadino tedesco, forse estremista di destra. Sui social network sta inoltre circolando un filmato, caricato cinque giorni fà sul canale YouTube denominato “Tobias Rathjen”, nel quale il soggetto in questione manda un messaggio agli americani dove afferma che gli Usa sono controllati da società segrete, citando non meglio precisate “basi militari segrete sotterranee dove si tortura, dove viene venerato il diavolo e dove si abusano e si uccidono bambini” e invitando gli americani a reagire. L’uomo critica poi i “mainstream media” e invita tutti a cercare le informazioni per conto proprio e a “combattere”. Una miscela di follia e xenofobia? Più che plausibile, ma è ancora presto per le certezze.

Il testo del video-messaggio

L’inquietante video con cui Tobias si rivolge al suo pubblico ha innanzitutto un particolarità: parla di “americani”. Un elemento che fa propendere gli investigatori per un mix letale di follia e razzismo. “Questo è il mio personale messaggio a tutti gli americani. Il vostro paese è sotto il controllo di società segrete invisibili. Utilizzano metodi sconosciuti e malevoli come il controllo delle menti e un moderno sistema di schiavitù. Se non credete a ciò che vi dico, fareste bene a svegliarvi in fretta”. “Nel vostro Paese – continua il killer – esistono delle cosiddette basi segrete militari. In alcune celebrano il diavolo in persona. Abusano, torturano e uccidono i bambini. Una quantità incredibile di queste cose accadono ormai da molti anni. Svegliatevi. Questa è la realtà di quanto accade nel vostro Paese”.

Il messaggio continua rivolgendosi anche contro i media. “Spegnete i media mainstream, loro non sanno nulla. Il primo passo è informarsi. Per credermi forse dovrete leggere o ascoltare queste cose di nuovo anche da altre fonti. Ma ora lo sapete. Il secondo passo è agire. Localizzate queste basi, raccogliete una massa di persone e assaltatele. È il vostro dovere come cittadini americani mettere fine a questo incubo. Combattete ora”. Così si conclude il messaggio delirante del killer.

La dinamica

I fatti sono avvenuti ad Hanau, città a una ventina di chilometri da Francoforte sul Meno. Intorno alle ore 22 di mercoledì sera, un uomo a bordo di un’auto scura ha aperto il fuoco contro i clienti di due “sisha bar” frequentati in prevalenza da curdi e situati nei distretti di Lamboy e Kesselstadt, uccidendo nove persone e ferendone gravemente altre cinque. Intorno alle tre di notte, dopo ore di caccia all’uomo, la polizia  è riuscita a individuare la residenza dell’assalitore (forse grazie ad alcuni testimoni), non lontano dal secondo bar attaccato. Gli agenti hanno fatto allontanare il padre dell’attentatore e una volta all’interno dell’appartamento, hanno trovato il suo corpo senza vita assieme a quello di un altra persona (la madre). All’interno dell’auto dell’assalitore, che aveva regolare porto d’armi da caccia, sono poi stati trovati proiettili, caricatori, una fondina e diversi cataloghi di armi.

Se inizialmente tutte le ipotesi erano state date per plausibili, incluso un regolamento di conti della criminalità organizzata, col passare delle ore la pista xenofoba si rivelava la più plausibile, fino alle rivendicazioni trovate dagli agenti all’interno dell’appartamento dell’attentatore.

Gli “shisha bar” colpiti erano frequentati in prevalenza da immigrati curdi e il fatto che i due siti colpiti si trovassero rispettivamente in periferia est e ovest, faceva pensare da subito a un attacco mirato, di stampo xenofobo, verso quel tipo di target.

Ci sono poi una serie di elementi che fanno capire come, nonostante la premeditazione del gesto, l’assalitore non fosse certo un terrorista “professionista”, a partire dal fatto che ha utilizzato la propria auto lasciando anche prove al suo interno; auto probabilmente nota nel distretto. È però altrettanto vero che probabilmente l’attentatore aveva già messo in conto di venire ucciso e non a caso aveva già la rivendicazione pronta. Resta tra l’altro ipotesi più che plausibile il suicidio post-strage. Per avere maggiori dettagli bisognerà però attendere ulteriori sviluppi delle indagini, attualmente in corso.

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