Il Fisco entra nel portafoglio per toglierci i nostri contanti

Il Fisco entra nel portafoglio per toglierci i nostri contanti

Da IlGiornale.it

Raccogliere una valanga di dati personali legati alle abitudini di consumo per motivazioni non meglio precisate. Non basavano i grandi colossi del web. Adesso anche il Fisco si sta trasformando sempre di più in una sorta di Grande fratello, intrusivo all’ennesima potenza.

Le informazioni di milioni di italiani derivano per lo più da siti istituzionali e applicazioni per accedere ai vari servizi. Un esempio? Lo spesometro, che costringe i soggetti Iva a comunicare bollette, note di variazione Iva e altre operazioni documentate da fatture e permette, di fatto, al fisco di essere informato su chi vende e chi compra.

Strumenti di tracciamento

Ma gli esempi di tracciamento non finiscono certo qui. Come sottolinea il quotidiano La Verità, troviamo anche altri strumenti: l’anagrafe tributaria e quella relativa ai conti correnti. Per quanto riguarda l’anagrafe tributaria, questa contiene le informazioni patrimoniali dei contribuenti; la seconda, invece, è un registro all’interno del quale le banche comunicano i contratti stipulati con i clienti (dai conti correnti alle carte di credito passando per azioni e gestione titoli).

Troviamo anche un quarto strumento potenzialmente utile al fisco per controllare gli italiani. Si tratta dei Registri immobiliari che comprendono i dati degli immobili censiti nel nostro Paese e fanno luce sui rispettivi proprietari. Detto altrimenti, dato che l’accesso è libero, chiunque può sapere chi è il proprietario di un dato immobile.

Possiamo poi aggiungere il Pra, ovvero il pubblico registro automobilistico, comprendente i dati riguardanti la proprietà dell’auto, e il casellario giudiziale, con le condanne e procedimenti a carico di qualsiasi soggetto. Per quanto concerne sofferenze e ritardi nei finanziamenti troviamo invece la Centrale rischi interbancaria, archivio gestito dalla Banca d’Italia. E ancora, vale la pena citare il registro fallimenti e il registro Ini-Pec (contiene indirizzi di posta elettronica certificata).

L’ultima mossa del fisco

L’ultima novità in materia di tracciamento è il cosiddetto meccanismo del cashback, il quale scatterà a partire dal prossimo primo dicembre. Si tratta di un mezzo pensato appositamente per scoraggiare gli italiani a usare il contante durante le transazioni e, allo stesso tempo, scoraggiare così l’evasione fiscale.

In altre parole, coloro che sceglieranno di acquistare prodotti con carte di credito, debito o bancomat, riceveranno un rimborso pari al 10% su una spesa di oltre 3mila euro annui. La novità dovrebbe riguardare ogni spesa e servizio. L’effetto è che tutti i movimenti dei consumatori che si affideranno ai pagamenti digitali saranno letteralmente tracciati.

In nome della lotta all’economia sommersa, il governo giallorosso intende puntare sul cashless, cioè sui pagamenti elettronici. In questo modo il Fisco può tranquillamente entrare nei nostri portafogli, controllare le nostre mosse e toglierci i contanti. Già, perché l’imperativo è uno: evitare di pagare con la moneta sonante.

Quanti rischi

Piccolo problema: non sappiamo dove finiranno accatastati i dati raccolti né a che cosa serviranno. Anche perché le informazioni “”cedute” dai consumatori a fronte di un rimborso di 300 euro sono alquanto corpose e preziose. Il rischio più grande è che tutto possa finire nelle mani di qualche azienda pronta a sfruttare questa autentica manna dal cielo per fare pubblicità mirata.

Come se non bastassero gli strumenti elencati, vari studi hanno dimostrato come la maggior parte dei siti governativi ufficiali dell’Unione europea ospiti terze parti pronte a tracciare dati e contribuisca, in maniera involontaria, a facilitare il tracciamento. Pochi sanno che informazioni del genere entrano in quella che viene definita economia dei dati, ovvero un’industria che vale migliaia e migliaia di dollari e spesso piuttosto opaca.

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