Il mistero sulla frase del Papa cancellata all’ultimo momento

Il mistero sulla frase del Papa cancellata all’ultimo momento

Da IlGiornale.it

Il Papa ha evitato di leggere una parte di discorso che avrebbe riguardato da vicino la situazione di Hong Kong. Questo, in sintesi, è il retroscena che circola in queste ore.

La fonte che ha raccontato il tutto è Stilum Curiae, il blog gestito dal vaticanista Marco Tosatti. Il non detto di questa vicenda è chiaro: Jorge Mario Bergoglio, che è il pontefice che ha contratto un “accordo provvisorio” della durata biennale con la Repubblica popolare cinese, avrebbe scelto da che parte stare, e cioè non contro il “dragone”. Ma non esiste una conferma del fatto che il Santo Padre avesse previsto di prendere posizione in merito a quello che sta accadendo nel territorio autonomo.

Il vescovo di Roma è per il multilateralismo diplomatico. E il cosiddetto “fronte tradizionale” ha spesso attaccato il pontefice argentino per la linea sulla Cina. I tradizionalisti ritengono che la Santa Sede non si sarebbe dovuta accordare con Xi Jinping. Il patto prevede però che il Papa sia riconosciuto quale autorità religiosa legittima. E Francesco, in questi primi due anni, ha potuto anche nominare vescovi ed istituire nuove diocesi. La questione è insomma molto discussa. Una delle tante che divide la Chiesa cattolica ai giiorni nostri. Tra i contrari all'”accordo provvisorio”, vale la pena citare il cardinale Joseph Zen, ex arcivescovo di Hong Kong. Quella del cardinale Zen è una vera e propria battaglia, con più di qualche accento sull’incompatibilità tra la dottrina cristiano-cattolica e l’ideologia comunista. Zen pensa che la Chiesa cattolica, più che stringere patti, dovrebbe confidare nella caduta del comunismo, per poter recitare in seguito un ruolo nella ricostruzione cinese. In Santa Sede, invece, hanno un’altra visione. Ma cosa avrebbe dovuto dire papa Francesco secondo il blog sopracitato?

Il blog di Marco Tosatti ha riportato un virgolettato che vale la pena citare per intero: “In questi ultimi tempi, ho seguito con particolare attenzione e non senza preoccupazione lo sviluppo della complessa situazione a Hong Kong, e desidero manifestare anzitutto la mia cordiale vicinanza a tutti gli abitanti di quel territorio. Nell’attuale contesto, le tematiche trattate sono indubbiamente delicate e toccano la vita di tutti; perciò è comprensibile che ci sia una marcata sensibilità al riguardo. Auspico pertanto che tutte le persone coinvolte sappiano affrontare i vari problemi con spirito di lungimirante saggezza e di autentico dialogo. Ciò esige coraggio, umiltà, non violenza e rispetto della dignità e dei diritti di tutti. Formulo, poi, il voto che la vita sociale, e specialmente quella religiosa, si esprimano in piena e vera libertà, come d’altronde lo prevedono vari documenti internazionali. Accompagno con la mia costante preghiera tutta la comunità cattolica e le persone di buona volontà di Hong Kong, affinché possano costruire insieme una società prospera e armoniosa”. Parole che non sono state proferite durante la giornata di ieri.

Non esistono dubbi sul fatto che il Vaticano, attraverso il pontificato dell’ex arcivescovo di Buenos Aires, abbia fatto dei passi in avanti in direzione della pacificazione tra i cattolici e la Cina. La base cattolica – anche quella italiana – non è tutta concorde sulla bontà dell’operazione. Dopo due anni, le parti avevano previsto di aggiornarsi sul reale funzionamento dell'”accordo provvisorio”. Ma la pandemia non ha consentito alla Santa Sede ed alla Cina di poter verificare come siano andate le cose. Circola una voce secondo cui il patto sarà tacitamente prolungato al fine di una verifica effettiva. L’interpretazione del perché Bergoglio abbia optato per saltare quel passaggio può variare, ma i conservatori sostengono che Jorge Mario Bergoglio non abbia voluto infastidire l’esecutivo cinese. Per quanto dalla Santa Sede – giusto rimarcarlo – non siano arrivate comunicazioni ufficiali sul fatto che quel virgolettato dovesse far parte del discorso domenicale del Santo Padre.

Un discorso che alcuni giornalisti avrebbero però avuto modo di leggere in anteprima, nonostante l’embargo. La lettura degli “anti-bergogliani” è chiara: Francesco ha preferito il politicamente corretto. Per tutti gli altri, questa storia può rimanere sul piano del “giallo Vaticano”.

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