In Germania mortalità allo 0,3%. Ecco perché in Italia è all’8,3%

In Germania mortalità allo 0,3%. Ecco perché in Italia è all’8,3%

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Da IlGiornale.it

In Italia, infatti, il rapporto tra pazienti positivi al Covid-19 e vittime è dell’8,2%, mentre in Germania e Austra è solamente dello 0,3%. In Germania, infatti, gli attualmente positivi sono 15.320, con 44 morti, mentre in Austria si contano 6 vittime e 2.013 contagiati. Anche gli altri Paesi europei viaggiano più o meno sulla stessa linea: in Norvegia, con 1.781 casi e 7 morti, la mortalità è dello 0,4%, in Danimarca dello 0,5% (1.151 positivi e 6 morti) e in Svizzera poco superiore all’1% (4.164 contagi e 43 decessi). Il rapporto tra pazienti positivi e morti aumenta leggermente in Francia, Belgio e Spagna, Paesi che però non raggiungono il livello italiano, raggiungendo rispettivamente il 3,4%, l’1,2% e il 4,6%. Più alto ancora il tasso di mortalità in Gran Bretagna, che è del 5,1%. Anche in questo caso, minore rispetto a quello dell’Italia.

Ma perché c’è così tanta differenza con i casi italiani? Una spiegazione potrebbe essere attribuita all’età media della popolazione, più alta che in tutti i Paesi europei. In più, secondo gli esperti, in Italia, il numero dei contagi sarebbe sottostimato: molte le persone che avrebbero contratto il virus in forme lievi e che non sono stati sottoposti al tampone. Secondo un recente studio, effettuato a Shenzhen e spiegato al Corriere della Sera dal virologo di Bonn, Hendrik Streeck, “i bambini sono infettati spesso dal virus esattamente come gli adulti, ma sviluppano solo sintomi lievi, o anche nessun sintomo. Se seguiamo questo studio, assumendo che solo il 91 percento dei casi di Covid-19 manifesti sintomi lievi o moderati, allora gli italiani si sono concentrati solo sul restante nove percento. A questo si aggiunge il fatto di sottoporre a test i pazienti in caso di decesso”.

Secondo quanto riporta la Nazione, inoltre, in Germania sarebbero stati datti test a tappeto sulla popolazione, anche con sintomi lievi, quando era ancora possibile individuare e isolare i casi positivi, da monitorare e, nel caso, ricoverare. “Sin dall’ inizio – ha detto il presidente del Koch Insitute, Lothar Wieler -abbiamo sistematicamente invitato i medici a fare i test”. Il laboratori tedeschi hanno una capacità di 12mila test al giorno, e questo, “è stato utile per circoscrivere i focolai e ridurre la curva di crescita”. Ma, ha aggiunto Wieler, “i casi stanno aumentando anche da noi e, se non riusciamo a ridurre in modo sostenibile ed efficace i contatti tra le persone nel giro di poche settimane, è possibile che avremo fino a 10 milioni di casi entro due o tre mesi”. L’obiettivo sarebbe quello di “spalmare” i contagiati nel tempo, per evitare la crisi del sistema sanitario, strategia che non è stata possibile in Italia, perché l’infezione è dilagata in poco tempo, senza dare tempo al nostro Paese di organizzarsi, come ha potuto fare il resto d’Europa.

Infine, il tasso di mortalità dipende anche dal conteggio dei deceduti: in Italia vengono compresi tra le vittime per coronavirus anche le persone che avevano gravi patologie pregresse. Ma non in tutti i Paesi è così. Per questo, si potrà avere dati certi sulla pandemia, solamente una volta passata l’emergenza.

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